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Mar 07 2010

Quella rivoluzione silenziosa nello sguardo dei fotografi italiani

Tag:admin @ 17:53

L’articolo scritto da Gianluigi Colin è tratto da corriere.it

Ne riportiamo un brano significativo.

Se di un atto liberatorio avevamo bisogno, questo è arrivato come un’epifania dalla giuria del prestigioso World Press Photo che, tra infinite proiezioni, discussioni e tanti caffè nei bar di Amsterdam, ha assegnato il primo premio a Pietro Masturzo, giovane free lance napoletano e altri nove riconoscimenti ad altrettanti fotografi italiani. Non era mai capitato prima. La foto di Masturzo ritrae una donna urlare la sua rabbia contro gli orrori del regime di Ahmadinejad dal tetto di una casa di Teheran: una foto dalla luce magrittiana, surreale e sospesa nel tempo per un premio, dunque, che non solo libera la fotografia nostrana da un malcelato complesso di inferiorità nel rapporto con la storia del fotogiornalismo internazionale, ma rivela una verità (spesso sconosciuta) sul valore dello sguardo degli autori italiani.

A ricostruire questa qualità in un contesto storico che dura da moltissimi anni, ci ha pensato Daniele Protti con un numero speciale dell’«Europeo» che ripercorre la lunga strada della fotografia italiana nella storia del premio. Un volume, tra l’altro, arricchito anche da un bel contributo di Ferdinando Scianna. Scopriamo così i protagonisti del nostro fotoreportage, instancabili e coraggiosi testimoni del nostro presente e un panorama straordinario di immagini dove la memoria dei fatti si mescola con l’idea che nel fotogiornalismo molte cose sono davvero cambiate. E non sempre in meglio. Certo, con una lettura in flashback della storia del premio, dai primi riconoscimenti nel 1968 a Gianfranco Moroldo (con il dolore di un uomo di fronte alle macerie della sua casa distrutta nel Belice) sino ad oggi, si ha la sensazione che una rivoluzione invisibile sia avvenuta senza che ce ne rendessimo conto.

È cambiata la sensibilità dei fotografi e ovviamente anche il linguaggio: più raffinato, talvolta più estetico, (forse troppo) col tentativo di costruire un racconto che va oltre il senso della cronaca per sconfinare quasi in quello della storia dell’arte. La foto che ha vinto, ad esempio, non «espone » il fatto (i morti in piazza di Teheran), ma lo lascia intuire attraverso un racconto evocativo, di rimando e non è un caso che non sia mai stata pubblicata in un quotidiano, né in un settimanale.

Una nuova tendenza del «vedere»? Probabilmente sì. E le motivazioni si capiscono guardando i giornali (con sempre meno foto di qualità) e andando per mostre dove, accanto ai dipinti, oggi sono esposte anche le immagini di reportage. Sempre di più i tempi frenetici (e i costi contenuti) impongono che siano le grandi agenzie a gestire l’attualità della cronaca. Ai fotografi freelance, lasciati da soli, non resta che diventare artefici del proprio destino e scoprire (con rispetto per la dignità degli ultimi e con pietas verso il dolore) quello che gli altri non riescono a vedere. Ma forse, il segreto del vero giornalismo è semplicemente questo.


Nov 18 2009

Lo squalo che sorride. Come in «Nemo»

Tag:admin @ 10:30

Se la foto non fosse così eleoquente e la fonte dell’articolo qui riportato ( Corriere.it) non fosse così autorevole, penserei ad uno scherzo di qualche buontempone!

Nell’indimenticabile film d’animazione «Alla ricerca di Nemo», lo squalaccio terribile Bruce (Bruto) sorrideva con fare minaccioso dalla locandina. Un sub è riuscito ora a catturare una sequenza quasi identica a quella vista sul grande schermo.

INCONTRO RAVVICINATO - L’incredibile scatto è opera di Amos Nachoum, un 59enne esperto dei fondali marini e guida di coraggiosi sub che vogliono vedere da vicino le grosse creature dei mari. L’incontro ravvicinato con il predatore di oltre 4 metri di lunghezza è avvenuto nelle acque vicino alla costa messicana di Guadalupe.

«MAI IN PERICOLO» - La foto ricorda Bruto nel film del 2003 della Pixar/Disney, lo squalo bianco con i suoi 202 denti che fa riunioni di autocoscienza per convincersi che gli altri pesci sono amici e non cibo. Anche se basta l’odore del sangue per farne uscire, ad un certo punto, la sua vera natura. Il sub ha spiegato ai media britannici che «in nessun momento si è sentito in pericolo» e che «questi squali non sono creature così feroci, il pericolo è spesso nelle nostre teste».

Fonte

http://www.corriere.it/animali/09_novembre_03/squalo-che-sorride-come-in-nemo_8e685e4e-c87c-11de-b35b-00144f02aabc.shtml


Oct 17 2009

Argo-project. Come cresce un cane corso!

Tag:Tag , admin @ 21:26

Documentare la crescita di uno splendido esemplare di cane corso. E’ questo lo scopo di http://argo-project.blogspot.com/ il progetto fotografico che vi proponiamo questa volta.

Argo

Argo

Argo, Cane corso

Argo, Cane corso

Nel sito si legge: “Questo è un progetto fotografico. Mostrerà la crescita e lo sviluppo di Agro, un bellissimo cane corso, pubblicando una sua foto ogni due giorni. Indirettamente però mostrerà anche l’evoluzione della tecnica di ripresa su un soggetto come questo! Non meravigliatevi quindi se troverete considerazioni sullo sviluppo di Argo e sulla tecnica fotografica con cui le foto sono eseguite.”

Per amanti del Corso e della fotografia…


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