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Sep 29 2009

Chiude la storica agenzia Grazia Neri. L’Italia perde un pezzo di storia.

Tag:Tag , admin @ 8:44

La storica agenzia fotografica di Grazia Neri chiude. L’ambiente è sotto shock. OltreFoto, Laboratorio Permanente di Fotografia, ha avuto l’occasione per chiedere personalmente alla titolare il perché della decisione. Queste le sue dichiarazioni:  «Alle difficoltà forti dell’editoria si è aggiunta la pesante crisi di mercato che tutti conosciamo. Ai giornali non interessano più le mie immagini e, più in generale, non sono disposti a spendere denaro per la fotografia di qualità. A parte il gossip, che non è e non sarà mai di mio interesse, non si producono più scoop, che erano il vero motore del settore. Non solo, i prezzi sono fermi agli Anni Novanta, colpa della concentrazione del mercato in poche mani e della nascita di multinazionali, come la Corbis e la Getty, che purtroppo hanno mandato in sofferenza numerosi fotografi, foto editor e agenzie. Se è vero che con il digitale la concorrenza è aumentata, la differenza tra chi davvero racconta qualcosa e chi no è netta e proprio pensando a eventi come l’attentato a New York si può comprendere: un solo fotografo – Nachtwey – è riuscito a concettualizzarlo in poche immagini che sono e rimarranno nella storia del fotogiornalismo. Seguire e difendere una fotografia e il suo autore è stato uno dei compiti più importanti, delicati e difficili. È comunque fondamentale per chi svolge la mia professione – ha detto – Questo è il primo consiglio per ogni fotografo: vigilare sul proprio lavoro».

Link di riferimento:

http://www.oltrefoto.it/GraziaNeri.htm

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Tempo%20libero%20e%20Cultura/2009/09/grazia-neri.shtml?uuid=b6c52ed0-a473-11de-8be0-284a1ad6d475&DocRulesView=Libero


Jul 26 2009

Obiettività o ambiguità

Riportiamo una bella testimonianza di GISÉLE FREUND in merito all’annosa questione di quanto la fotografia possa essere ambigua e lontana dal riprodurre fedelmente la realtà. All’intervento dal titolo “Obiettività e ambiguità” anteponiamo anche una piccola riflessione introduttiva sul rapporto tra fotografia e realtà.

La fotografia è la copia della realtà?

Con l’invenzione della fotografia, il sistema della comunicazione fra gli uomini si è rapidamente rinnovato. L’immagine così prodotta, occupa un territorio vastissimo dell’informazione e dell’espressione, e ha quindi effetti decisivi sulla formazione delle idee e sui comportamento delle persone.
Come si spiega tanta fortuna? Perché, dopo qualche difficoltà, il medium si è imposto in maniera cosi generalizzata? Che cosa ne ha favorito il successo?
Una risposta è stata formulata da Gisèle Freund (pr. froindj, fotografa e studiosa della storia della fotografia. A suo avviso, si tratta di una illusione, di una falsa verità: «Inconsciamente» dice «siamo convinti che se fossimo stati là, avremmo visto la cosa fotografata proprio come è stata fotografata».
La fotografia dunque appare come rappresentazione fedele della realtà, anzi come la realtà stessa: ben superiore quindi ai fantasmi, alle immagini dei pittori che per secoli hanno detenuto il privilegio di riflettere l’immagine del mondo sulla superficie del quadro.
Non v’è dubbio che l’aspetto della fotografia che più ha eccitato la fantasia dei primi sperimentatori derivava proprio dalia sua presunta oggettività.
Ma ha ancora ragione di sussistere una simile illusione? Si pensi che l’obbiettivo fotografico non da mai tutto il reale, ma inquadra, ritaglia, allontana, ravvicina, deforma una sezione del mondo visibile: funziona quindi come filtro, come uno strumento di selezione. Senza dimenticare che un frammento di realtà, decontestualizzato, ovvero staccato dal resto, assume inevitabilmente significati nuovi e diversi rispetto a quelli originari.
È quasi inutile ricordare poi le possibilità di intervento che ha un fotografo, se conosce le tecniche della manipolazione, che permettono di deformare e truccare un’immagine.
Gisèie Freund sintetizza problematicamente l’argomento in questi termini: «La caratteristica di una fedele riproduzione conferisce alla fotografia un carattere documentaristico che la fa apparire come il mezzo che riproduce in maniera effettivamente obiettiva la vita sociale»; e_ tuttavia essa può accogliere dei significati ideologici che l’oggetto in sé non possiede.

Obiettività o ambiguità

Basta spesso un nonnulla per dare a una fotografia un significato diametralmente opposto a!le intenzioni del reporter. Ne feci l’esperienza io stessa fin dagli esordi della mia carriera. Prima della guerra, la vendita e l’acquisto dei titoli alla Borsa di Parigi si svolgevano ancora all’aperto, sotto i portici. Un giorno, feci tutta una serie di fotografie, prendendo come bersaglio un agente di cambio. Ora sorridente, ora angosciato, asciugandosi il viso rotondo, esortava il pubblico con grandi gesti.
Inviai !e fotografie a diverse riviste europee con il titolo anodino” «Istantanee della Borsa di Parigi». Qualche tempo dopo ricevetti i ritagli di un giornale belga e quale fu la mia sorpresa nel vedere le mie fotografie accompagnate da un grosso titolo: «Rialzo alla Borsa di Parigi, alcune azioni raggiungono prezzi favolosi». Grazie a sottotitoli ingegnosi, il mio innocente piccolo servizio acquistava il sapore di un avvenimento finanziario. Lo stupore per poco non mi paralizzò quando qualche giorno dopo ritrovai le stesse fotografie in un giornale tedesco, questa volta con il titolo: «Panico alla Borsa di Parigi, fortune crollano, migliaia di persone rovinate».
Le mie immagini illustravano perfettamente la disperazione del venditore e lo smarrimento dello speculatore sull’orlo della rovina. Era evidente che le due pubblicazioni avevano dato alle mie fotografie un significato diametralmente opposto, che rispondeva alle rispettive intenzioni politiche.
L’obiettività dell’immagine è soltanto un’illusione. Le didascalie che la commentano possono mutarne radicalmente il significato.

GISÉLE FREUND


Jan 10 2009

André Kertész: il maestro dei maestri


André Kertész (Budapest,1894) è considerato a ragione uno dei più grandi maestri del XX secolo. Il suo lavoro, caratterizzato da una ricerca silenziosa e discreta del mondo, ha ispirato fotografi come Brassai, Robert Doisneau, Willy Ronis, Moholy-Nagy ed Henri Cartier-Bresson; proprio quest’ultimo, parlando del grande ungherese ha detto: “tutto quello che abbiamo fatto Kertész l’ha fatto prima”.

Si forma fotografando l’esercito Austro-Ungarico e le strade della sua città, coltivando in questo modo, una passione sbocciata a diciotto anni. Nel 1925, dopo aver lasciato un comodo impiego alla Borsa di Budapest, si trasferisce a Parigi per dedicarsi esclusivamente alla fotografia; l’ambiente è stimolante e dopo soli due anni Kertész vede nascere al Sacre du Printemps Gallery la sua prima mostra fotografica. In Francia, tra i primi a sfruttare la rivoluzionaria Leica 35mm, sviluppa una “nuova visione” lirico-modernista grazie alla quale ci ha lasciato scatti indimenticabili come quello della Torre Eiffel (1927), dello studio di Mondrian (1926) e del ballerino satirico (1927). Sempre in questo periodo crea la famosa serie di nudi distorti che, anche a distanza di molti anni, ci appare straordinariamente moderna.

Nel 1936 sbarca a New York chiamato dall’agenzia Keystone dove, nonostante la sua predisposizione per la strada, lavora prevalentemente in studio senza ottenere quei riconoscimenti cui sperava. I migliori lavori del periodo statunitense sono quelli legati a progetti personali come quello in cui fotografa dalla finestra su Washington Square acuendo quella maestria nella costruzione dell’immagine che lo ha reso celebre.

Nel 1962 si ritira dedicandosi al recupero della sua produzione artistica e alla riscoperta dei negativi del periodo 1912-36 poco prima che (nel 1964) il Museum of Modern Art di New York, dedicandogli una grandiosa retrospettiva, lo consacri tra i grandi maestri di tutti i tempi. Muore a New York nel 1985 dopo aver donato tutti i suoi negativi allo Stato Francese.

wandering violinist

Andre Kertesz, Wandering Violinist, Abony, Ungheria, 1921

Per ammirare alcuni lavori del maestro:

http://www.masters-of-photography.com/K/kertesz/kertesz_wandering_violinist_full.html

http://www.masters-of-photography.com/K/kertesz/kertesz_montmartre_full.html

http://www.masters-of-photography.com/K/kertesz/kertesz_distortion_full.html

http://www.metmuseum.org/toah/hd/phsr/hob_1987.1100.321.htm

http://www.clevelandart.org/explore/artistwork.asp?searchText=Kert%E9sz&tab=1&recNo=0&woRecNo=0


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