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Oct 14 2009

Gli animali diventano arte

- Quattrocentoottantadue specie. Dal rinoceronte alla cavalletta. Tutti rigorosamente fotografati su uno sfondo bianco, neutrale. Come se fossero entità astratte, opere d’arte, protagonisti di un sogno ad occhi aperti. Niente alberi, liane, giardini, cucce, tane, alveari. Niente paesaggi, dalla savana alla giungla. Insomma gli animali, nella loro essenza.

IL TEAM - L’idea è venuta a un fotografo belga, Eric Isselée, che ha riunito un team di cinque persone e fondato l’associazione Life on White. Obiettivo: fotografare il maggior numero di soggetti non umnai (siamo a quota 482, per 9.862 scatti) con le modalità di cui sopra. Ma attenzione: le immagini non vengono modificate o, come si dice, post-prodotte. I protagonisti dei ritratti sono davvero fotografati davanti a uno sfondo bianco e dunque portati in una stanza e, per quanto possibile, invitati a posare. Il team viaggia per il mondo alla ricerca di musi interessanti da immortalare, che siano domestici o selvatici (questi ultimi prestati da zoo o riserve naturali).

RITRATTI - Il proposito di Isselée - che vive a Bruxelles con la famiglia e un esercito di cani, gatti, furetti e pappagalli - e dei suoi collaboratori è quello di realizzare ritratti naturali e spontanei, nonostante l’assenza dell’ambiente circostante. Per questo - spiega il team - le sessioni di lavoro durano spesso parecchi giorni, a volte una settimana. Gli animali vengono sempre fotografati “in loco” (zoo o casa che sia), senza costringerli allo stress di uno spostamento. L’associazione vive con la vendita delle fotografie e parte del ricavato viene donato a enti impegnati nella salvaguardia di animali a rischio.

http://www.corriere.it/animali/09_ottobre_14/fotografie-animali-sfondo-bianco_183e683e-b8c9-11de-9ba8-00144f02aabc.shtml


Sep 29 2009

Chiude la storica agenzia Grazia Neri. L’Italia perde un pezzo di storia.

Tag:Tag , admin @ 8:44

La storica agenzia fotografica di Grazia Neri chiude. L’ambiente è sotto shock. OltreFoto, Laboratorio Permanente di Fotografia, ha avuto l’occasione per chiedere personalmente alla titolare il perché della decisione. Queste le sue dichiarazioni:  «Alle difficoltà forti dell’editoria si è aggiunta la pesante crisi di mercato che tutti conosciamo. Ai giornali non interessano più le mie immagini e, più in generale, non sono disposti a spendere denaro per la fotografia di qualità. A parte il gossip, che non è e non sarà mai di mio interesse, non si producono più scoop, che erano il vero motore del settore. Non solo, i prezzi sono fermi agli Anni Novanta, colpa della concentrazione del mercato in poche mani e della nascita di multinazionali, come la Corbis e la Getty, che purtroppo hanno mandato in sofferenza numerosi fotografi, foto editor e agenzie. Se è vero che con il digitale la concorrenza è aumentata, la differenza tra chi davvero racconta qualcosa e chi no è netta e proprio pensando a eventi come l’attentato a New York si può comprendere: un solo fotografo – Nachtwey – è riuscito a concettualizzarlo in poche immagini che sono e rimarranno nella storia del fotogiornalismo. Seguire e difendere una fotografia e il suo autore è stato uno dei compiti più importanti, delicati e difficili. È comunque fondamentale per chi svolge la mia professione – ha detto – Questo è il primo consiglio per ogni fotografo: vigilare sul proprio lavoro».

Link di riferimento:

http://www.oltrefoto.it/GraziaNeri.htm

http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Tempo%20libero%20e%20Cultura/2009/09/grazia-neri.shtml?uuid=b6c52ed0-a473-11de-8be0-284a1ad6d475&DocRulesView=Libero


Jul 26 2009

Obiettività o ambiguità

Riportiamo una bella testimonianza di GISÉLE FREUND in merito all’annosa questione di quanto la fotografia possa essere ambigua e lontana dal riprodurre fedelmente la realtà. All’intervento dal titolo “Obiettività e ambiguità” anteponiamo anche una piccola riflessione introduttiva sul rapporto tra fotografia e realtà.

La fotografia è la copia della realtà?

Con l’invenzione della fotografia, il sistema della comunicazione fra gli uomini si è rapidamente rinnovato. L’immagine così prodotta, occupa un territorio vastissimo dell’informazione e dell’espressione, e ha quindi effetti decisivi sulla formazione delle idee e sui comportamento delle persone.
Come si spiega tanta fortuna? Perché, dopo qualche difficoltà, il medium si è imposto in maniera cosi generalizzata? Che cosa ne ha favorito il successo?
Una risposta è stata formulata da Gisèle Freund (pr. froindj, fotografa e studiosa della storia della fotografia. A suo avviso, si tratta di una illusione, di una falsa verità: «Inconsciamente» dice «siamo convinti che se fossimo stati là, avremmo visto la cosa fotografata proprio come è stata fotografata».
La fotografia dunque appare come rappresentazione fedele della realtà, anzi come la realtà stessa: ben superiore quindi ai fantasmi, alle immagini dei pittori che per secoli hanno detenuto il privilegio di riflettere l’immagine del mondo sulla superficie del quadro.
Non v’è dubbio che l’aspetto della fotografia che più ha eccitato la fantasia dei primi sperimentatori derivava proprio dalia sua presunta oggettività.
Ma ha ancora ragione di sussistere una simile illusione? Si pensi che l’obbiettivo fotografico non da mai tutto il reale, ma inquadra, ritaglia, allontana, ravvicina, deforma una sezione del mondo visibile: funziona quindi come filtro, come uno strumento di selezione. Senza dimenticare che un frammento di realtà, decontestualizzato, ovvero staccato dal resto, assume inevitabilmente significati nuovi e diversi rispetto a quelli originari.
È quasi inutile ricordare poi le possibilità di intervento che ha un fotografo, se conosce le tecniche della manipolazione, che permettono di deformare e truccare un’immagine.
Gisèie Freund sintetizza problematicamente l’argomento in questi termini: «La caratteristica di una fedele riproduzione conferisce alla fotografia un carattere documentaristico che la fa apparire come il mezzo che riproduce in maniera effettivamente obiettiva la vita sociale»; e_ tuttavia essa può accogliere dei significati ideologici che l’oggetto in sé non possiede.

Obiettività o ambiguità

Basta spesso un nonnulla per dare a una fotografia un significato diametralmente opposto a!le intenzioni del reporter. Ne feci l’esperienza io stessa fin dagli esordi della mia carriera. Prima della guerra, la vendita e l’acquisto dei titoli alla Borsa di Parigi si svolgevano ancora all’aperto, sotto i portici. Un giorno, feci tutta una serie di fotografie, prendendo come bersaglio un agente di cambio. Ora sorridente, ora angosciato, asciugandosi il viso rotondo, esortava il pubblico con grandi gesti.
Inviai !e fotografie a diverse riviste europee con il titolo anodino” «Istantanee della Borsa di Parigi». Qualche tempo dopo ricevetti i ritagli di un giornale belga e quale fu la mia sorpresa nel vedere le mie fotografie accompagnate da un grosso titolo: «Rialzo alla Borsa di Parigi, alcune azioni raggiungono prezzi favolosi». Grazie a sottotitoli ingegnosi, il mio innocente piccolo servizio acquistava il sapore di un avvenimento finanziario. Lo stupore per poco non mi paralizzò quando qualche giorno dopo ritrovai le stesse fotografie in un giornale tedesco, questa volta con il titolo: «Panico alla Borsa di Parigi, fortune crollano, migliaia di persone rovinate».
Le mie immagini illustravano perfettamente la disperazione del venditore e lo smarrimento dello speculatore sull’orlo della rovina. Era evidente che le due pubblicazioni avevano dato alle mie fotografie un significato diametralmente opposto, che rispondeva alle rispettive intenzioni politiche.
L’obiettività dell’immagine è soltanto un’illusione. Le didascalie che la commentano possono mutarne radicalmente il significato.

GISÉLE FREUND



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