May 23

Estetica e Conoscenza

Tag: Culturaadmin @ 9:33 am

Articolo di Marco Dallari tratto dalla rivista ART’E’ novembre/dicembre 2002.


L’ARTE RACCONTA IL MONDO (ESPERIENZA ESTETICA E CONOSCENZA)

    L’ Estetica e’ la scienza che formula teorie della sensibilità. Si interessa dunque ai congegni affascinanti e misteriosi delle emozioni, ma guarda anche alle cose sensibili che provocano emozioni. Ovvio che fra le “cose sensibili”, assumono un
ruolo particolarmente importante i linguaggi e i materiali dell’arte. Ma la nostra sensibilità comprende i linguaggi
(letterario, musicale, artistico-visivo) solo a due condizioni: la prima riguarda un’educazione iniziale della
sensibilità, basata sulla scoperta degli affetti e di tutta la costellazione dell’universo sentimentale. Un’educazione che, almeno inizialmente, si realizza nell’incontro coi corpi (della madre, delle persone familiari) e con la scoperta degli odori, dei colori, dei rumori, delle forme, e che renderà possibile uno spostamento di questo universo di esperienze e di emozioni su dimensioni simboliche sempre più complesse. Chi compie in maniera insoddisfacente queste prime prove di conoscenza sensibile, o chi non le compie affatto, difficilmente potrà accedere a livello “superiore” e simbolico di esse.
La seconda condizione
riguarda il processo di alfabetizzazione. Con questo termine si intende la capacita’ di partecipare ai processi culturali tipici della comunità d’appartenenza: per emozionarmi davanti a un’opera d’arte, leggendo una poesia, o ascoltando una musica, devo conoscere i codici attraverso i quali quelle opere sono state formulate. Com-predere: prendere dentro di se’, non solo nella mente ma anche nel cuore. Per riuscirci non basta conscere l’arte solo dal punto di vista filologico. Bisogna avere l’abitudine a guardarla, ad accettare le sue suggestioni e le sue provocazioni, a non farsi intimorire dalle sue stravaganze o dal suo apparente silenzio.

    L’opera d’arte ci mette di fronte a un altro problema, antico quanto tutta la cultura occidentale: e’ il problema della rappresentazione. Rappresentare significa ri-presentare, con un determinate linguaggio. L’immagine, scritta o dipinta, e’ comunque raffigurazione di qualcosa che e’ visto, pensato e rappresentato da qualcun altro. Dal momento in cui un quadro che rappresenta un albero in una radura (ad esempio una tela di Mattioli) mi ha coinvolto esteticamente cambierà il mio modo di guardare e pensare tutti gli alberi cresciuti in una radura, e questa immagine diventeràper me una metafora capace di evocare uno stato emozionale. Scopriamo così che l’arte, mentre sollecita la nostra sensibilità, forma il nostro modo di immaginare e di pensare, crea conoscenza del mondo e influenza il modo in cui ciascuno vede e interpreta - conosce _ il mondo. La conoscenza, infatti, e’ il rapporto tra i due processi che chiamiamo “pensare” e “sentire”. Dal loro incontro nasce ciò che chiamiamo “sapere”. Un sapere che e’ sempre lo stesso, anche se viene indagato con strumenti e atteggiamenti diversi dall’estetica e dalla logica. Estetica e logica, tuttavia, non possono essere separate, poiché ogni volta che proviamo una sensazione o facciamo una scoperta emozionante, sentiamo il bisogno di inquadrare quella nuova esperienza all’interno del nostro sistema di rappresentazioni: diviene cosi’ parte di quel tutto che siamo quando pensiamo il mondo e pensiamo noi stessi.

    Distinguiamo, per comodità, due grandi modalità che caratterizzano l’uso del linguaggio finalizzato alla conoscenza tra argomentativo e narrativo. L’argomentazione caratterizza il linguaggio della scienza e della filosofia. In esso la forma linguistica e’ subordinata a ciò che si vuole dire, ai concetti, alle dimostrazioni. Le forme narrative sono invece quelle della letteratura, del mito, della poesia, e in esse prevale la suggestione e la capacita’ di emozionare, più che quella di dimostrare. E’ pero’ vero che molti scienziati e i filosofi usano elementi di suggestione linguistica, come le metafore, che spesso determinano la capacità di presa culturale dell’autore. Cosi’ come molte importanti opere letterarie (pensiamo ai romanzi di viaggio, ai racconti storici, alle cronache) contengono elementi di diffusione e di trasmissione della conoscenza pur all’interno di forme linguistiche tipicamente narrative. Il dialogo che l’arte visiva ha avuto, da sempre, con i grandi racconti mitologici e religiosi e’ un esempio illuminante di come la produzione artistica narri e interpreti il racconto. Un racconto, quello mitologico-religioso, che e’ stato fondamentale nella creazione di credenze e di conoscenze di popoli e culture. Quando la modernità ha individuato il proprio sapere più importante con quello scientifico, e quando anche i cosiddetti umanisti hanno finito per dare piu’ importanza alle vie linguistiche dell’argomentazione che a quelle della narrazione, specializzandosi piu’ nelle pratiche della ricerca filologica, della speculazione filosofica e del commento che in quelle del racconto (lasciando spazio ai mass media, che sono diventati il corpus narrativo dei nostri tempi), anche gli artisti visivi sono diventati piu’ filosofi che narratori, e le avanguardie sono state, a volte, caratterizzate piu’ dai concetti, dalle ideologie, dalle tesi di cui si sono fatte portatrici che dalla capacita’ di raccontare, attraverso le immagini, la storia e le storie del loro tempo. O forse, più che l’arte in se’, e’ stata la critica d’arte a privilegiare gli elementi argomentativi rispetto a quelli di evocazione narrativa. Non solo Picasso, Miro’, Klee e Kandinskij raccontano storie, ma anche molti artisti che praticano le forme più estreme della ricerca contemporanea (pensiamo alle installazioni dell’Arte povera, della Land art, a molti interpreti della Video-art e dell’arte tecnologica) citano ingredienti del grande racconto mitologico, o raccontano storie di vita, tracce della loro autobiografia che diviene esempio raccontato di modi di pensare, di sentire, di esistere. Sono molti gli studiosi e gli osservatori delle tematiche sociali convinti che la crisi di identità, le nevrosi crescenti, il senso di estraneità che sembrano caratterizzare la nostra epoca, verrebbero guarite dalla riscoperta della funzione estetica e conoscitiva del raccontare e dell’imparare a raccontarsi.

    Forse e’ tempo di cercare, nei linguaggi dell’arte, tracce di un “sapere narrativo” da riscoprire, da scambiarsi, da utilizzare per riconoscersi. Perché e’ senz’altro in questa forma di sapere che i due modi di interpretare e analizzare rappresentazioni e conoscenze, quello estetico e quello logico, quello del Mythos e quello del Logos, possono nuovamente incontrarsi e parlare non solo alle menti ma anche alle anime. E in questo processo l’arte, come sempre, può giocare un ruolo da irrinunciabile
protagonista.
Marco Dallari_

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