Jun 22 2008

La fotografia e i canali distributivi dell’immagine

Tag: Culturaadmin @ 9:06 am

Dal punto di vista teorico, si possono classificare le informazioni come segue: come informazioni indicative del tipo “A é A”, come imperative del tipo “A dev’essere A”, e come ottative del tipo “che A sia A”. L’ideale classico delle indicative é la verità, quello delle imperative il bene, quello delle ottative la bellezza. Questa classificazione teorica non é però applicabile in concreto, per il fatto che ogni indicativo scientifico comporta contemporaneamente aspetti politici ed estetici, ogni imperativo politico aspetti scientifici ed estetici, ogni ottativo (opera d’arte) aspetti scientifici e politici. Ciò nonostante, gli apparati distributivi mettono in pratica propio questa classificazione teorica. Esistono così canali per le presunte foto indicative (per esempio pubblicazioni scientifiche e riviste di reportage), canali per le presunte foto imperative (per esempio manifesti di propaganda politica e cartelloni pubblicitari) e canali per le presunte foto artistiche (per esempio gallerie e riviste d’arte). Gli apparati distributivi hanno tuttavia anche zone porose, dove una determinata foto può slittare da un canale all’altro. La fotografia dell’allunaggio può per esempio slittare da una rivista di astronomia a un consolato americano, da lì su un manifesto di pubblicità delle sigarette e da lì infine in una mostra d’arte. L’importante è che a ogni passaggio in un altro canale la foto ottenga un nuovo significato: il significato scientifico si rovescia in politico, il significato politico in commerciale, il significato commerciale in artistico. La ripartizione delle foto in diversi canali, quindi, non è affatto un procedimento semplicemente meccanico, ma piuttosto un procedimento di codifica: gli apparati distributivi impregnano la fotografia del significato decisivo per la loro ricezione.  Il fotografo partecipa a questa codifica. Già quando fotografa, egli ha in mente uno specifico canale dell’apparato distributivo e codifica la sua immagine in funzione di questo canale_

Villém Flusser, Per una filosofia della fotografia, pag 69-71.


Jun 07 2008

I tre tipi di segni di Peirce.

Tag: Culturaadmin @ 12:27 pm

La natura della fotografia è, ancora oggi, fonte di accesi dibattiti. Messa spesso in relazione con la sua intrinseca (quanto presunta?!) caratteristica di veridicità, potrà forse essere analizzata più accuratamente alla luce del contributo di Peirce che, come è noto, individuando nell’indice il suo riferimento, sposta il dibattito dall’aspetto mimico della fotografia a quello produttivo . Riportiamo di seguito uno stralcio sulla celebre tripartizione del segno. Da notare, che non è affatto esclusa la compresenza delle tre matrici.

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[…] vi sono tre tipi di rappresentazioni:
I) le rappresentazioni la cui relazione con i loro oggetti consiste
comune qualche qualità, e queste rappresentazioni possono essere
chiamate somiglianze [o icone];
II) le rappresentazioni la cui relazione con i loro oggetti consiste
in una corrispondenza di fatto, e queste rappresentazioni possono
essere chiamate indici o segni;
III) le rappresentazioni che hanno per base della relazione con i
loro oggetti un carattere imputato, rappresentazioni che sono segni
generali, e possono essere dette simboli.” (CP, pag. 30-31)

“Un’Indice è un segno che si riferisce all’Oggetto che esso
denota in virtù del fatto che è realmente determinato da
quell’Oggetto […] non è la pura somiglianza al suo Oggetto che
lo rende segno, ma è l’effettiva modificazione subita da parte
dell’Oggetto che lo rende tale” (CP, pag. 140).

“Un’Icona è un segno che si riferisce all’Oggetto che essa denota
semplicemente in virtù di caratteri suoi propri, e che essa possiede
nello stesso identico modo sia che un tale Oggetto esista
effettivamente, sia che non esista. […] Una cosa qualsiasi, sia essa
qualità, o individuo esistente, o legge, è un Icona di qualcosa,
nella misura in cui è simile a quella cosa ed è usata come segno di
essa” (CP, pag. 140).

“Un Simbolo è un segno che si
riferisce all’Oggetto che denota in virtù di una legge, di solito
un’associazione di idee generali, che opera in modo che il
Simbolo sia interpretato come riferentesi a quell’Oggetto” (CP,
pag. 140)

[…] “definisco Simbolo un segno che è determinato
dal suo oggetto dinamico soltanto nel senso che esso sarà
interpretato così. Quindi dipende da una convenzione, un abito
[…]” (CP, pag. 191).

Peirce C.S., Collected Papers, Cambridge, The Harvard University Press, 1965-66

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