Jun 22
La fotografia e i canali distributivi dell’immagine
Dal punto di vista teorico, si possono classificare le informazioni come segue: come informazioni indicative del tipo “A é A”, come imperative del tipo “A dev’essere A”, e come ottative del tipo “che A sia A”. L’ideale classico delle indicative é la verità, quello delle imperative il bene, quello delle ottative la bellezza. Questa classificazione teorica non é però applicabile in concreto, per il fatto che ogni indicativo scientifico comporta contemporaneamente aspetti politici ed estetici, ogni imperativo politico aspetti scientifici ed estetici, ogni ottativo (opera d’arte) aspetti scientifici e politici. Ciò nonostante, gli apparati distributivi mettono in pratica propio questa classificazione teorica. Esistono così canali per le presunte foto indicative (per esempio pubblicazioni scientifiche e riviste di reportage), canali per le presunte foto imperative (per esempio manifesti di propaganda politica e cartelloni pubblicitari) e canali per le presunte foto artistiche (per esempio gallerie e riviste d’arte). Gli apparati distributivi hanno tuttavia anche zone porose, dove una determinata foto può slittare da un canale all’altro. La fotografia dell’allunaggio può per esempio slittare da una rivista di astronomia a un consolato americano, da lì su un manifesto di pubblicità delle sigarette e da lì infine in una mostra d’arte. L’importante è che a ogni passaggio in un altro canale la foto ottenga un nuovo significato: il significato scientifico si rovescia in politico, il significato politico in commerciale, il significato commerciale in artistico. La ripartizione delle foto in diversi canali, quindi, non è affatto un procedimento semplicemente meccanico, ma piuttosto un procedimento di codifica: gli apparati distributivi impregnano la fotografia del significato decisivo per la loro ricezione. Il fotografo partecipa a questa codifica. Già quando fotografa, egli ha in mente uno specifico canale dell’apparato distributivo e codifica la sua immagine in funzione di questo canale_
Villém Flusser, Per una filosofia della fotografia, pag 69-71.
